Nel dicembre 2025 il Governo italiano ha approvato un nuovo disegno di legge delega destinato a riformare il settore edilizio. Il provvedimento, che dovrà ora affrontare l’iter parlamentare, punta a rendere il sistema più semplice, digitale e uniforme su tutto il territorio nazionale.
L’obiettivo dichiarato dell’esecutivo è ridurre la frammentazione normativa che oggi caratterizza il settore, introducendo regole più chiare e procedure più snelle per cittadini, tecnici e imprese. Il testo mira infatti a limitare le differenze interpretative tra le varie amministrazioni locali, che spesso rallentano pratiche e autorizzazioni. Il disegno di legge è stato approvato dal Consiglio dei Ministri e ora dovrà essere esaminato dal Parlamento Italiano, che potrà modificarlo prima dell’approvazione definitiva.
Tra le misure contenute nel provvedimento emergono alcune innovazioni che potrebbero incidere in modo significativo sul funzionamento delle pratiche edilizie.
Una delle novità riguarda gli abusi edilizi risalenti a prima del 1967. Per queste situazioni il disegno di legge prevede procedure di regolarizzazione più rapide e meno complesse. La sanatoria potrà essere concessa a condizione che vengano eseguiti gli interventi necessari per garantire la sicurezza dell’immobile o per adeguarlo alle norme tecniche di costruzione oggi obbligatorie.
Il ddl punta anche a rafforzare il meccanismo del silenzio-assenso, cioè la procedura che consente di considerare approvata una richiesta se la pubblica amministrazione non risponde entro i termini stabiliti. Questa scelta nasce dall’esigenza di contrastare quello che spesso viene definito “immobilismo burocratico”, riducendo i tempi per il rilascio dei titoli edilizi.
Il testo introduce anche l’idea di un punto di accesso unico per tutte le procedure amministrative legate all’edilizia. In pratica cittadini e professionisti dovrebbero poter gestire in un solo spazio digitale o amministrativo:
domande
dichiarazioni
segnalazioni
comunicazioni
pratiche relative ai titoli abilitativi
L’obiettivo è semplificare l’interazione con la pubblica amministrazione e ridurre il numero di passaggi burocratici.
Un altro principio introdotto dal disegno di legge riguarda il rapporto tra cittadini e amministrazioni pubbliche. Il testo stabilisce infatti che la Pubblica amministrazione non potrà richiedere documenti o informazioni che sono già presenti nei propri archivi o in quelli di altri enti pubblici. Si tratta di una misura pensata per ridurre la duplicazione di documenti e alleggerire il carico burocratico delle pratiche edilizie.
Il ddl interviene anche sul tema delle difformità edilizie. Il testo prevede una classificazione nazionale uniforme delle varie tipologie di difformità rispetto al titolo abilitativo. In questo contesto verrebbe confermato il superamento del principio della cosiddetta doppia conformità, con l’obiettivo di rendere più chiara la gestione delle irregolarità edilizie e delle relative sanatorie.
Il provvedimento punta inoltre a semplificare e razionalizzare i diversi titoli autorizzativi oggi esistenti, come CILA e SCIA. L’intenzione è definire con maggiore precisione quando è necessario presentare una pratica e quando invece è possibile intervenire in regime di edilizia libera, cioè senza autorizzazioni preventive.
Dopo l’approvazione del testo da parte del governo, il provvedimento ha già avviato una fase di confronto con i rappresentanti delle professioni tecniche. Nei giorni successivi al via libera dell’esecutivo, i vertici dei Consigli nazionali delle principali categorie professionali del settore si sono riuniti a Roma per discutere i contenuti del disegno di legge ed è stata evidenziata la necessità di chiarire in modo preciso i confini tra i diversi titoli edilizi e di introdurre procedure uniformi su tutto il territorio nazionale. Secondo i professionisti del settore, infatti, una delle criticità più rilevanti dell’attuale sistema è la forte differenza di interpretazione delle norme tra le varie regioni.
Un altro tema centrale emerso nel confronto riguarda il rapporto tra legislazione statale e normativa regionale. Tra le ipotesi discusse c’è anche l’introduzione dei Livelli essenziali delle prestazioni (LEP) per il settore edilizio, che dovrebbero garantire standard minimi uniformi su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo è definire in modo più chiaro i confini tra normativa edilizia e urbanistica e ridurre le differenze regolatorie oggi esistenti tra le diverse aree del Paese.
Il disegno di legge contiene anche un passaggio che potrebbe incidere sul tema delle agevolazioni fiscali legate alle ristrutturazioni. Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Sole 24 Ore, il testo prevede una sorta di tutela per i bonus edilizi: gli incentivi fiscali verrebbero negati solo nel caso di interventi realizzati su immobili che non possono essere regolarizzati. Al contrario, se una difformità viene sanata attraverso il rilascio di un titolo in sanatoria, l’accesso alle agevolazioni fiscali potrebbe comunque essere consentito.
Il principio stabilito dal ddl è piuttosto chiaro: le agevolazioni fiscali, i contributi pubblici e altre forme di sostegno economico non potranno essere concessi per interventi su immobili con abusi non sanabili. Se invece la difformità viene regolarizzata tramite un titolo edilizio in sanatoria, sarà possibile accedere nuovamente agli incentivi previsti dalla normativa.